Nella Biodinamica, l’orizzonte è una dimensione chiave.

Orientarsi all’orizzonte, percepire l’orizzonte, osservare l’orizzonte, sono tutti inviti ad arricchire il Campo. E’ proprio dall’orizzonte, all’altezza dei nostri occhi, che emergono gli elementi essenziali per il lavoro biodinamico.

Volgere lo sguardo all’orizzonte è un movimento di espansione vitale, di consapevolezza, di esplorazione e verità. L’orizzonte è il confine, il limes naturale che sembra dividere il cielo dalla terra, o dall’acqua; in realtà, la separazione apparente, è il punto di passaggio verso lo spazio profondo in cui le storie dei clienti si fondono, per ritrovare la loro collocazione naturale, con le nostre.

Nell’andare verso l’orizzonte, la vista, esterna ed interna, incontra esattamente ciò che occorre. Guardare dritto all’orizzonte è essere esattamente allineati, senza dover né alzare, né abbassare lo sguardo, in modo naturale, assecondando un movimento percettivo spontaneo, nel qui e ora, unico tempo possibile.

E’ proprio in questo spazio che l’orizzonte si riveste di senso, di conoscenza, di sapere. E’ qui che, con amore, ci affidiamo alla saggezza della Respirazione Primaria, al suo movimento fluido, di autoregolazione ed equilibrio.

Il senso dell’orizzonte, in questa prospettiva, è quello di aiutarci a comprendere come negoziare la giusta distanza, cosa accogliere, come interagire e relazionarci nel campo. Diventa una bussola che ci sostiene nel processo, una stella polare che guida la nostra esplorazione, presente, dinamico, foriero di quiete e contenuti, gli stessi che poi andranno a nutrire il racconto silenzioso del sistema.

Quando questa narrazione si manifesta, affermando la sua presenza e prendendo forma e sostanza, restituendo un valore unico e prezioso all’elaborazione dell’esperienza personale, ecco che il senso dell’orizzonte cambia veste, capovolgendosi, diventando orizzonte di senso.

L’orizzonte di senso è indispensabile nell’elaborazione della propria storia, si costruisce progressivamente mentre si avanza verso il proprio vissuto e le proprie memorie, nel recupero della propria autenticità, del proprio senso di appartenenza, delle proprie radici, grazie alla qualità del cambiamento che solo la Biodinamica, danzando con la totalità, riesce a compiere.

Incontrare il proprio orizzonte di senso con la Biodinamica significa non dover più spostare lo sguardo in un’altra direzione, percepirsi finalmente al posto giusto, riallineato alla traiettoria che, inconsapevolmente, si stava cercando da tanto tempo, quella degli inizi. Smarrendosi e ritrovandosi, questo percorso riconduce, come i sassolini bianchi di Pollicino, davanti alla porta di Casa, e permette l’affrancamento dal senso e dalla paura dell’abbandono che spesso si instaurano nella fase pre e perinatale, diventando, successivamente, i fulcri inerziali delle nostre vite.

 

Cristina Ferina