Tutti noi vogliamo essere felici. Tutti vogliamo la pace. La guerra inizia quando scappiamo di fronte al disagio, quando giustifichiamo la nostra ira e lasciamo che sia l’aggressività a trovare soluzioni. Quando riteniamo di essere totalmente nel giusto. La guerra inizia quando non vogliamo sentire il dolore.

Se vogliamo la pace (quella della mente e quella sulla Terra) è necessario stare con quel disagio, ascoltare il corpo, aprire la mente e il cuore a ciò che sta accadendo, restando gentili e morbidi con noi stessi. Senza forzare le cose. L’invito è sempre il solito: fermarsi per un momento ed entrare nell’esperienza. Portare l’attenzione intenzionalmente alle sensazioni e diventare consapevoli di questo attimo senza tempo che chiamiamo qui e ora.

Quando ci manca la terra sotto i piedi, ci sentiamo insicuri, feriti nella nostra sensibilità o presi all’amo, è il momento di rallentare e diventare ricettivi, entrare in relazione con le sensazioni di ciò che sentiamo, senza cambiarle. È proprio smettendo di reagire che possiamo diventare più consapevoli.

Inspiriamo ed espiriamo, senza negare il dolore, senza drammatizzarlo, senza cercare i colpevoli. In questa pausa diventiamo capaci di abitare lo spazio della mente e del cuore. Un luogo da dove osservare con curiosità quello che sta accadendo, guardare il mondo con occhi nuovi e ascoltare con orecchie nuove. È un momento prezioso, un’opportunità che ci trasforma.

L’ingrediente fondamentale di questo processo è la gentilezza. L’ingrediente segreto è la gradualità. Iniziare con un’esperienza poco dolorosa, una leggera delusione o un piccolo fastidio. E procedere a piccoli passi, senza forzare il processo. A poco a poco la vita stessa diventa il nostro terreno di pratica e ogni momento della nostra quotidianità può essere perfetto per portare consapevolezza a ciò che sta accadendo, approfondire le capacità di essere presenti e connettersi con una visione più ampia. John Kabat-Zinn chiama questo processo: la nostra storia d’amore con la vita.

La consapevolezza non è una tecnica, ma un modo di essere, un modo di stare in relazione con l’esperienza interiore ed esteriore. Praticarla regolarmente aiuta ad accedere ad una autentica spaziosità dentro noi stessi. Una spaziosità morbida. E quando siamo in contatto con la morbidezza e la tenerezza, diventiamo più coraggiosi. Non abbiamo più paura di aver paura, di stare nell’incertezza, di sentirci fragili e vulnerabili. Diventiamo più empatici, proviamo gratitudine per i più piccoli gesti di coraggio degli altri perché comprendiamo il loro impegno. Proviamo compassione per il loro dolore.

La guerra inizia quando lasciamo che il nostro cuore si indurisca. Il sentiero della pace è creare lo spazio perché possa rimanere tenero.

Chiudo gli occhi

Porto l’attenzione al respiro

Divento consapevole del mio corpo

Dimorando nel momento presente

Apro gli occhi

Porto l’attenzione al respiro

Ascolto il mio corpo

Espando la percezione fino all’orizzonte

Sorrido

Il tempo per praticare la consapevolezza è adesso.

Luisa Brancolini