“Sviluppare la facoltà immaginativa significa arricchire la nostra umanità, in quanto è una delle più alte attività spirituali dell’uomo”.

Jung

 

In più di dieci anni di pratica, senza pretesa alcuna, ho cercato, per varie necessità, prima tra tutte quella didattica e pedagogica, di collocare, per quanto possibile, la Biodinamica, trovandole un posto d’eccellenza tra gli scaffali delI’mmaginale e del Fare Anima, concetti che si radicano nella Psicologia del Profondo, prima di Jung, intellettuale fuori dallo schema, e poi di Hillman, suo discepolo, che, nel riperderne la visione, l’ha anche ampliata.

L’Immaginale è la terra di mezzo, al confine tra visibile ed invisibile, foriera di una simbologia primitiva e spontanea, equilibrante l’attività mentale e cognitiva, imbevuta di logica e razionalità. L’Immaginale non è solo una dimensione simbolica, è una qualità presente in tutti, da risvegliare, perchè conduce nei regni delle infinite possibilità. Qui, niente è giusto, niente è sbagliato. Tutto è. Senza giudizio, senza aspettative. A parlare, sono le immagini.

Il Fare Anima è la capacità di leggere, al di là di ogni interpretazione, il messaggio profondo e autentico veicolato dalle immagini, espressione assoluta dei miti, contemporaneamente all’origine, e regolatori, dell’umanità.

Si distinguono un Fare Anima, individuale, proprio di ognuno di noi, e uno collettivo, Anima Mundi, che porta ad incontrarsi in uno spazio simbolico: la radura, la stessa che si apre innanzi a noi durante una passeggiata nel bosco, da cui è possibile, mentre si riposa, apprezzare il mondo circostante. La radura riporta al concetto, naturalmente simbolico, di recinto sacro, di témenos, all’interno del quale si svolge il rito, incarnazione della Sacralità, legame tra gli uomini, comunicazione con gli dei[1], che, nello scongiurare l’ineluttabilità della morte, riporta in vita, con una continuità fenomenologica, gesti antichi. E’ un eterno presente, dove il tempo lineare viene sostituito da quello circolare. Tutto si svolge adesso, perfettamente, così com’è (e dove tutto si è appena svolto e si svolgerà).

In Biodinamica, accade, si può dire, lo stesso; la dimensione cosciente, in cui si svolge la seduta, il témenos, si approfondisce sempre di più. I sistemi, del cliente e del praticante, pur mantenendo la loro specificità, si contaminano reciprocamente nel campo relazionale, diventando il punto di origine di una ritualità, non arbitraria, non intenzionale, bensì necessaria.

I movimenti sottili percepiti nel campo compongono immagini attive e senzienti, che si esprimono in una lingua ancestrale ed archetipica, compresa istantaneamente dal nostro inconscio e dal nostro cervello più antico. La capacità di parlare per immagini è la prima forma di comunicazione degli uomini (basti pensare alle incisioni rupestri).

Con l’Immaginale siamo in contatto con la nostra autenticità, che ci guida come un faro nella notte. Ritorniamo ad uno stato primitivo, senza pregiudizi, senza sovrastrutture. Ci ripuliamo da tutto il superfluo, dalla confusione.

Si operano, sia nell’Immaginale sia nella Biodinamica, con un effetto rete, una integrazione e superamento di schemi inerziali, individuali prima, e collettivi poi, facendo esattamente e sempre la stessa cosa, Anima, con le stesse risorse, le immagini.

 

Cristina Ferina

[1] Quaderni di Eranos, Il Rito (Neumann, PortmanN, Scholem)