Coronavirus e isolamento: gli effetti e come uscirne

di Barbara Salvaro

 

Per essere creativi e immaginare soluzioni per rinascere alle nostre vite, è necessario uscire dalla risposta di stress e paura.

Questo periodo che stiamo vivendo in relazione a tutto ciò che ha comportato il Coronavirus ci ha segnati profondamente, sia che ne siamo consapevoli, sia che questo dato resti sotto la soglia della nostra percezione. L’essere umano è un essere sociale e un mammifero che condivide con gli altri animali le risposte istintive al pericolo. Lotta, fuga, congelamento (nell’uomo anche come dissociazione) sono le risposte che gli animali attuano per garantirsi la sopravvivenza. Il Covid-19 è un pericolo invisibile, che non si può vedere e frontaggiare con le risposte di attacco o fuga (dell’asse simpatico). Cosa succede quando il pericolo è invisibile? Quando non abbiamo la possibilità di confrontarci con una lotta o con una fuga?… il nostro sistema nervoso si orienta verso le linee nervose più arcaiche e pesca la risposta del congelamento. Rafforzata dall’isolamento sociale che ci è stato imposto.

Questo è un punto molto importante: l’isolamento sociale mette di per sè l’essere umano nelle condizioni di risposta istintiva al pericolo.

E beh, per forza, siamo mammiferi… per le nostre funzioni biologiche (riproduzione, allattamento, sonno, digestione) abbiamo bisogno di sentirci al sicuro e il senso di sicurezza ci viene dalla capacità di regolare le nostre emozioni mettendoci in relazione con gli altri.

S.W. Porges nella Teoria Polivagale sottolinea che quando un sistema è nella funzione di difesa, non è disponibile al sistema sociale, che però è il sistema che ci consente l’autoregolazione e la co-regolazione (ciò che ci aiuta a tornare calmi).

I circuiti legati al comportamento sociale e alla regolazione emotiva non sono accessibili in condizioni di ambiente pericoloso e minaccioso per la vita. Sono disponibili quando la neurocezione ritenga l’ambiente sicuro.

Sentirsi al sicuro è un prerequisito per accedere alle funzioni dello strato superiore del cervello, che ci permette di essere creativi e produttivi.

Il nostro sistema nervoso ha dentro di sè la traccia dell’evoluzione, abbiamo i cosidetti “tre cervelli”. Immagina che il cervello sia fatto a cipolla, con degli strati sovrapposti che dialogano tra loro. Lo strato più interno è quello che condividiamo con i rettili e che si occupa delle risposte più arcaiche legate alla sopravvivenza individuale (in caso di pericolo è da lì che il nostro cervello ci tira fuori dai guai), lo strato intermedio è quello che condividiamo con i mammiferi e che si occupa delle relazioni sociali (per i mammiferi fa sempre parte delle necessità biologiche legate alla sopravvivenza della specie), infine lo strato più esterno è la neocorteccia, con i suoi emisferi, che è lo strato più recente (dove avvengono i processi cognitivi più raffinati, linguaggio, memoria, apprendimento…).

Se siamo confinati, come ad esempio in isolamento o sotto controllo come in questo periodo di quarantena, il nostro sistema nervoso legge in autonomia lo stato di pericolo (si tratta di neurocezione, cioè lo fa in automatico, non di percezione che invece è un processo cognitivo).

Il nostro cervello arcaico iper stimolato dal senso di pericolo, invisibile e così prolungato nel tempo, senza una mediazione corticale che è andata a farsi friggere dalla montagna di notizie contraddittorie e dai tempi lunghi di attesa per le indicazioni del governo, ecco che va a pallino… attivando le risposte più automatiche e istintive.

Ad esempio si possono notare gli atteggiamenti di attacco, rivolti alle persone che “si stanno muovendo” e che i media hanno aiutato ad identificare come pericoli concreti, visibili e attaccabili. L’asse simpatico della risposta di “attacco” si orienta verso il pericoloso runner solitario.

Poi ci sono le risposte dell’area del congelamento che sono più identificabili come dissociazione, cioè ci si allontana dalla percezione del corpo. Se non posso sostenere queste informazioni di pericolo che arrivano dalla neurocezione per lungo tempo, il mio cervello rettile stacca la spina, in un certo senso, e opta per alleviare e attutire gli effetti di questi input allontanandomi dal corpo. Anestetizzandomi.

Senza contare che attivare l’asse dello stress per tempi lunghi è dannoso, molto dannoso, fino ad alterare l’equilibrio del sistema immunitario (questo ce l’ha spiegato molto bene la PNEI).

I bambini poi sono quelli più vulnerabili.

Dipendono maggiormente dalla co-regolazione e si trovano a regolarsi con dei genitori spaesati e affaticati, in allarme (come ho esposto fin qui). Cominciano a perdersi in questo tempo sospeso, privo di ritmo, in cui i giorni sono tutti uguali, senza le relazioni sociali con i coetanei di cui hanno bisogno, senza l’attività del gioco così fondamentale per il loro sviluppo. Mostrano fragilità nella regolazione emotiva, nel ciclo del sonno. Chi ha figli in età scolare ha visto riemergere errori che erano superati da anni e un grosso calo della capacità di attenzione (io credo sia dovuto alla funzione di “stacco la spina” e mi allontano dall’essere qui, presente).

E’ necessario ripristinare l’equilibrio dei tre cervelli, per poter essere creativi e inventarci un modo positivo di uscirne.

Con questo lavoro sullo stress e le risposte di emergenza del sistema arcaico che dovrebbero durare per breve tempo e invece restano attive per tempi lunghi…. il problema poi è come riportare le persone indietro, dentro al loro corpo, come riattivare il sistema sociale che è necessario per sentirci al sicuro e rendere così accessibili i circuiti neurali che sono necessari per la ripresa.

Si fa presto a dire “ripartiamo”, dopo l’isolamento e i lutti per il Covid 19, ci aspetta la crisi economica… in questo momento in cui è necessario reinventarsi una vita… come lo fai se sei intrappolato nelle funzioni di difesa?

La buona notizia è che il trauma è un evento corporeo.

Per fortuna abbiamo il corpo e molti professionisti che lavorano col corpo nelle relazioni d’aiuto.

Nell’ambito della fisiologia (non della patologia, che ha bisogno di figure specifiche!) le tecniche disponibili sono molte, per tutti i gusti: la Legge Toscana ne fa un elenco tra cui… Craniosacrale, Yoga, Shiatsu, tecniche di respirazione, riflessologia ecc… ce ne sono tante, ma la cosa che le accomuna è la preparazione degli Operatori ad accogliere la globalità della persona.

Gli Operatori Olistici conoscono bene l’importanza di questo approccio e lo declinano fin nei minimi particolari della relazione. Comprendendo anche ad esempio l’ambiente in cui si svolge la sessione, (ricordate la neurocezione?) sono ambienti pensati per essere protetti e incentivare il senso di sicurezza.

La tecnica di cui vi posso parlare io è quella che conosco e pratico: la Biodinamica Craniosacrale (vedi:“Come agisce” se vuoi approfondire).

Nel processo di lavoro, tipico di questa disciplina, la sintonizzazione e il dialogo con il sistema nervoso centrale sono la “chiave” per la riconnessione e il riequilibrio dei processi neurali che sono andati nell’ecceso di stimolazione durante questi mesi di isolamento e paura. Gli Operatori BCS conducono le sessioni restando orientati al rispetto, all’accoglienza, al dialogo non giudicante, al ritmo lento. Il tipo di contatto della BCS è rispettoso, gentile, delicato ma fermo (come il tocco preferito dai neonati) e veicola l’amore incondizionato a cui si orienta l’Operatore durante tutta la sessione. Tra le varie possibilità di orientamento dell’Operatore per dialogare col sistema vagale quello relativo alla Quiete è, secondo me, l’ideale per uscire da questo stress prolungato.

Come dice Michael Kern “nella Craniosacrale si sviluppano capacità di trattamento tali da riuscire a facilitare le condizioni più favorevoli per le nostre forze naturali di ordinamento”.

Lo stato di rilassamento che induce il contatto craniosacrale stimola il sistema nervoso autonomo a bilanciarsi, a rallentare, la respirazione diventa più rilassata e lenta, la sua azione di rilassamento permette al corpo di uscire dallo stato di costante attivazione causata dallo stress. Questo di per sé è una tregua fondamentale per iniziare il recupero. Inoltre lo stato di rilassamento e la respirazione naturale sono la premessa necessaria per una maggiore consapevolezza del corpo e delle emozioni.

L’Operatore BCS utilizza la propria capacità di autoregolazione perché questo viene spontaneamente colto dalla persona che ha di fronte e sulla quale si sintonizza. Lavora con lo stato di presenza, con l’equanimità, in meditazione e centratura, con il ritmo lento che dialoga col cervello rettile, con il contatto amorevole e accogliente che dialoga col cervello mammifero, con l’integrazione cognitiva che dialoga con la neocorteccia. Ci sono zone corporee precise per lavorare con il sistema vagale e facilitarne il riequilibrio. E possiamo tornare integri. Questo ci permette di usare tutte le nostre funzioni e risorse per essere presenti, positivi e creativi.

Insomma è un vero e proprio balsamo per il cervello rettile, che comincia a rilassarsi, a mollare la presa e rendere nuovamente accessibili i percorsi neurali che ci consentono di essere nella relazione sociale, di regolare le nostre emozioni, di poterci aprire alla creatività, di riconnetterci con le risorse interne ed esterne per riprendere in mano le nostre vite!

Barbara Salvaro
Operatrice di Biodinamica Craniosacrale
Operatrice della Nascita dell’associazione Il Melograno

.

Per essere creativi e immaginare soluzioni per rinascere alle nostre vite, è necessario uscire dalla risposta di stress e paura.

Questo periodo che stiamo vivendo in relazione a tutto ciò che ha comportato il Coronavirus ci ha segnati profondamente, sia che ne siamo consapevoli, sia che questo dato resti sotto la soglia della nostra percezione. L’essere umano è un essere sociale e un mammifero che condivide con gli altri animali le risposte istintive al pericolo. Lotta, fuga, congelamento (nell’uomo anche come dissociazione) sono le risposte che gli animali attuano per garantirsi la sopravvivenza. Il Covid-19 è un pericolo invisibile, che non si può vedere e frontaggiare con le risposte di attacco o fuga (dell’asse simpatico). Cosa succede quando il pericolo è invisibile? Quando non abbiamo la possibilità di confrontarci con una lotta o con una fuga?… il nostro sistema nervoso si orienta verso le linee nervose più arcaiche e pesca la risposta del congelamento. Rafforzata dall’isolamento sociale che ci è stato imposto.

Questo è un punto molto importante: l’isolamento sociale mette di per sè l’essere umano nelle condizioni di risposta istintiva al pericolo.

E beh, per forza, siamo mammiferi… per le nostre funzioni biologiche (riproduzione, allattamento, sonno, digestione) abbiamo bisogno di sentirci al sicuro e il senso di sicurezza ci viene dalla capacità di regolare le nostre emozioni mettendoci in relazione con gli altri.

S.W. Porges nella Teoria Polivagale sottolinea che quando un sistema è nella funzione di difesa, non è disponibile al sistema sociale, che però è il sistema che ci consente l’autoregolazione e la co-regolazione (ciò che ci aiuta a tornare calmi).

I circuiti legati al comportamento sociale e alla regolazione emotiva non sono accessibili in condizioni di ambiente pericoloso e minaccioso per la vita. Sono disponibili quando la neurocezione ritenga l’ambiente sicuro.

Sentirsi al sicuro è un prerequisito per accedere alle funzioni dello strato superiore del cervello, che ci permette di essere creativi e produttivi.

Il nostro sistema nervoso ha dentro di sè la traccia dell’evoluzione, abbiamo i cosidetti “tre cervelli”. Immagina che il cervello sia fatto a cipolla, con degli strati sovrapposti che dialogano tra loro. Lo strato più interno è quello che condividiamo con i rettili e che si occupa delle risposte più arcaiche legate alla sopravvivenza individuale (in caso di pericolo è da lì che il nostro cervello ci tira fuori dai guai), lo strato intermedio è quello che condividiamo con i mammiferi e che si occupa delle relazioni sociali (per i mammiferi fa sempre parte delle necessità biologiche legate alla sopravvivenza della specie), infine lo strato più esterno è la neocorteccia, con i suoi emisferi, che è lo strato più recente (dove avvengono i processi cognitivi più raffinati, linguaggio, memoria, apprendimento…).

Se siamo confinati, come ad esempio in isolamento o sotto controllo come in questo periodo di quarantena, il nostro sistema nervoso legge in autonomia lo stato di pericolo (si tratta di neurocezione, cioè lo fa in automatico, non di percezione che invece è un processo cognitivo).

Il nostro cervello arcaico iper stimolato dal senso di pericolo, invisibile e così prolungato nel tempo, senza una mediazione corticale che è andata a farsi friggere dalla montagna di notizie contraddittorie e dai tempi lunghi di attesa per le indicazioni del governo, ecco che va a pallino… attivando le risposte più automatiche e istintive.

Ad esempio si possono notare gli atteggiamenti di attacco, rivolti alle persone che “si stanno muovendo” e che i media hanno aiutato ad identificare come pericoli concreti, visibili e attaccabili. L’asse simpatico della risposta di “attacco” si orienta verso il pericoloso runner solitario.

Poi ci sono le risposte dell’area del congelamento che sono più identificabili come dissociazione, cioè ci si allontana dalla percezione del corpo. Se non posso sostenere queste informazioni di pericolo che arrivano dalla neurocezione per lungo tempo, il mio cervello rettile stacca la spina, in un certo senso, e opta per alleviare e attutire gli effetti di questi input allontanandomi dal corpo. Anestetizzandomi.

Senza contare che attivare l’asse dello stress per tempi lunghi è dannoso, molto dannoso, fino ad alterare l’equilibrio del sistema immunitario (questo ce l’ha spiegato molto bene la PNEI).

I bambini poi sono quelli più vulnerabili.

Dipendono maggiormente dalla co-regolazione e si trovano a regolarsi con dei genitori spaesati e affaticati, in allarme (come ho esposto fin qui). Cominciano a perdersi in questo tempo sospeso, privo di ritmo, in cui i giorni sono tutti uguali, senza le relazioni sociali con i coetanei di cui hanno bisogno, senza l’attività del gioco così fondamentale per il loro sviluppo. Mostrano fragilità nella regolazione emotiva, nel ciclo del sonno. Chi ha figli in età scolare ha visto riemergere errori che erano superati da anni e un grosso calo della capacità di attenzione (io credo sia dovuto alla funzione di “stacco la spina” e mi allontano dall’essere qui, presente).

E’ necessario ripristinare l’equilibrio dei tre cervelli, per poter essere creativi e inventarci un modo positivo di uscirne.

Con questo lavoro sullo stress e le risposte di emergenza del sistema arcaico che dovrebbero durare per breve tempo e invece restano attive per tempi lunghi…. il problema poi è come riportare le persone indietro, dentro al loro corpo, come riattivare il sistema sociale che è necessario per sentirci al sicuro e rendere così accessibili i circuiti neurali che sono necessari per la ripresa.

Si fa presto a dire “ripartiamo”, dopo l’isolamento e i lutti per il Covid 19, ci aspetta la crisi economica… in questo momento in cui è necessario reinventarsi una vita… come lo fai se sei intrappolato nelle funzioni di difesa?

La buona notizia è che il trauma è un evento corporeo.

Per fortuna abbiamo il corpo e molti professionisti che lavorano col corpo nelle relazioni d’aiuto.

Nell’ambito della fisiologia (non della patologia, che ha bisogno di figure specifiche!) le tecniche disponibili sono molte, per tutti i gusti: la Legge Toscana ne fa un elenco tra cui… Craniosacrale, Yoga, Shiatsu, tecniche di respirazione, riflessologia ecc… ce ne sono tante, ma la cosa che le accomuna è la preparazione degli Operatori ad accogliere la globalità della persona.

Gli Operatori Olistici conoscono bene l’importanza di questo approccio e lo declinano fin nei minimi particolari della relazione. Comprendendo anche ad esempio l’ambiente in cui si svolge la sessione, (ricordate la neurocezione?) sono ambienti pensati per essere protetti e incentivare il senso di sicurezza.

La tecnica di cui vi posso parlare io è quella che conosco e pratico: la Biodinamica Craniosacrale (vedi:“Come agisce” se vuoi approfondire).

Nel processo di lavoro, tipico di questa disciplina, la sintonizzazione e il dialogo con il sistema nervoso centrale sono la “chiave” per la riconnessione e il riequilibrio dei processi neurali che sono andati nell’ecceso di stimolazione durante questi mesi di isolamento e paura. Gli Operatori BCS conducono le sessioni restando orientati al rispetto, all’accoglienza, al dialogo non giudicante, al ritmo lento. Il tipo di contatto della BCS è rispettoso, gentile, delicato ma fermo (come il tocco preferito dai neonati) e veicola l’amore incondizionato a cui si orienta l’Operatore durante tutta la sessione. Tra le varie possibilità di orientamento dell’Operatore per dialogare col sistema vagale quello relativo alla Quiete è, secondo me, l’ideale per uscire da questo stress prolungato.

Come dice Michael Kern “nella Craniosacrale si sviluppano capacità di trattamento tali da riuscire a facilitare le condizioni più favorevoli per le nostre forze naturali di ordinamento”.

Lo stato di rilassamento che induce il contatto craniosacrale stimola il sistema nervoso autonomo a bilanciarsi, a rallentare, la respirazione diventa più rilassata e lenta, la sua azione di rilassamento permette al corpo di uscire dallo stato di costante attivazione causata dallo stress. Questo di per sé è una tregua fondamentale per iniziare il recupero. Inoltre lo stato di rilassamento e la respirazione naturale sono la premessa necessaria per una maggiore consapevolezza del corpo e delle emozioni.

L’Operatore BCS utilizza la propria capacità di autoregolazione perché questo viene spontaneamente colto dalla persona che ha di fronte e sulla quale si sintonizza. Lavora con lo stato di presenza, con l’equanimità, in meditazione e centratura, con il ritmo lento che dialoga col cervello rettile, con il contatto amorevole e accogliente che dialoga col cervello mammifero, con l’integrazione cognitiva che dialoga con la neocorteccia. Ci sono zone corporee precise per lavorare con il sistema vagale e facilitarne il riequilibrio. E possiamo tornare integri. Questo ci permette di usare tutte le nostre funzioni e risorse per essere presenti, positivi e creativi.

Insomma è un vero e proprio balsamo per il cervello rettile, che comincia a rilassarsi, a mollare la presa e rendere nuovamente accessibili i percorsi neurali che ci consentono di essere nella relazione sociale, di regolare le nostre emozioni, di poterci aprire alla creatività, di riconnetterci con le risorse interne ed esterne per riprendere in mano le nostre vite!

Barbara Salvaro
Operatrice di Biodinamica Craniosacrale
Operatrice della Nascita dell’associazione Il Melograno