Prof. Gerald H. Pollack

 

Alla data della pubblicazione di questo articolo mancano solo 55 giorni alla conferenza annuale di A.CS.I.

L’ospite primario sarà proprio il prof. Pollack

a Roma il 27 e 28 ottobre iscriviti QUI

 

Prima di addentrarci un po’ di più nella 4° fase dell’acqua, vorremmo farvi un po’ innamorare della persona del prof. Gerald H. Pollack.
Con questo articolo vorremmo introdurvi alla stupefacenza dell’acqua, riportando ciò che il professore racconta nel suo libro. Riporta una sorta di cronistoria delle scoperte sull’acqua che l’hanno particolarmente stimolato. Pollack ci dimostra di prendere sul serio la faccenda “acqua”.

Gerard Pollack nel suo libro “La quarta fase dell’acqua” descrive un interessante fenomeno di laboratorio chiamato “ponte dell’acqua”. Consiste nel far toccare i bordi superiori di due bicchieri pieni d’acqua. In ciascun bicchiere, poi, vengono inseriti degli elettrodi con corrente a media tensione. Inizia a formarsi un ponte d’acqua, ovvero una sottile lingua d’acqua che unisce i due bicchieri. Sorprendentemente, questa sottile lingua d’acqua si mantiene nonostante i due bicchieri vengano allontanati tra loro.
Da questo fenomeno lo scienziato si chiede: ma cosa tiene in piedi il “ponte d’acqua”?
Guarda questo interessante VIDEO

Pollack ancora espone con estrema semplicità un secondo fenomeno generato dall’acqua: la coalescenza. Parla di goccioline d’acqua appoggiate con leggerezza (forse con un contagocce) sopra ad una superficie d’acqua di una bacinella. Se fatto con delicatezza, ci invita a notare che queste goccioline prima di disperdersi, galleggiano sopra l’acqua e che possono anche dividersi in altre micro goccioline prima di “mischiarsi” definitivamente all’acqua.
A noi come operatori questo fenomeno potrebbe far ricordare la schiusa della blastocisti, la quale rinuncia alla membrana pellucida prima di annidarsi nell’endometrio materno.
Qui Pollack ci invita a riflettere su cosa determina la tempistica di dissolvimento delle gocce d’acqua…
Scopri cos’è la coalescenza in questo VIDEO

Ed ancora Pollack ci regala un’altra curiosità da laboratorio, la terza.
Attribuisce l’origine di questo esperimento a Lord Kelvin, fisico ed ingegnere britannico vissuto tra l’800 e il ‘900. Si tratta di porre un contenitore con dell’acqua ad una certa altezza.
Da questo, attraverso un tubicino che poi si dividerà in due, verrà fatta uscire dell’acqua. Ciascuno di questi due rivoli d’acqua, cadendo, attraverseranno dei cerchi metallici. L’acqua, poi, verrà raccolta da due contenitori posti a terra.
Il cerchio metallico di sinistra sarà collegato da un filo elettrico con il contenitore di destra posto a terra. Allo stesso modo il cerchio posto a destra collegato con il contenitore di sinistra. Infine, alla base di ciascun contenitore a terra, Pollack ci racconta che sono inserite delle sfere molto vicine tra loro aventi lo scopo di manifestare possibili effetti.
Ebbene, il semplice rivolo che attraversa i cerchi di metallo e il lento riempirsi dei contenitori genera un fenomeno di scariche elettriche ben visibili tra le sfere poste alla base dei contenitori.
Ancora una volta il prof. Pollack ci invita a riflettere su come sia possibile ciò.
A nostra volta, noi che dialoghiamo con i fluidi, potremmo chiederci molte altre cose…
Walter Lewin ci mostra l’esperimento di Kelvin in questo VIDEO

 

 

Pollack, continua e ci tranquillizza dicendoci che anche i più rinomati ricercatori “d’acqua” non sanno fornirci spiegazioni. Nelle sue parole trapela il non considerare un importante ingrediente… forse la biodinamica per essere un po’ campanilisti? 🙂
Pollack riconosce i limiti dell’uomo e della scienza nel descrivere cosa spinge dell’acqua ad essere così sociale.
Cede e chiede aiuto agli esperti della mente umana sull“intrinseca socialità” dell’acqua. A loro volta gli suggeriranno di amplificare lo sguardo, di andare oltre.

Signore e signori, vi presento il prof. Gerald H. Pollack, l’uomo innamorato dell’acqua.

 

 

 

a cura di paolo raccanello